È questa la storia del pomodoro San Marzano, che ha trovato la sua culla ideale nelle campagne del Salernitano già verso la fine del Settecento.

Oggi si coltiva, con il marchio Igp, su un’area di 41 comuni che va da Pompei fino alla provincia di Avellino; negli anni Ottanta ha rischiato di sparire, ma grazie a progetti di recupero, selezione delle sementi, e coltivazioni validate scientificamente dalla facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, è diventato uno degli ingredienti più amati e usati dagli chef stellati.

Fra le varietà che arricchiscono il paniere agroalimentare campano, spicca il Pomodorino del Piennolo dop che si coltiva nei campi di terra vulcanica alle falde del Vesuvio, ambiente ideale per la maturazione delle gustose e ricercate albicocche vesuviane Igp.

Fanno coppia fissa con il pomodoro, negli antipasti, sulla pizza o nei ripieni di lasagna e pasta al forno, il fiordilatte di Agerola e la Mozzarella di bufala campana dop, prodotta nelle zone di allevamenti bufalini di Caserta e Paestum.

A Cetara, antico borgo di pescatori della Costiera Amalfitana, si fa la produzione artigianale della colatura di alici, un condimento che porta nel piatto tutto il profumo e la sapidità del mare.

Il frutto simbolo del Cilento è il fico bianco dop, fresco d’estate e goloso durante le feste, quando, farcito di frutta secca e ricoperto di cioccolato, chiude i pranzi natalizi.

Fine pasto aromatico e colorato conosciuto in tutto il mondo, il limoncello preparato con i limoni di Sorrento è un souvenir gastronomico che chiude il viaggio nei sapori campani.